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Inviato il: Apr 18 2009, 09:33 AM
Bossartiglio |
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![]() Gurfina Bellissima ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Admin Messaggi: 3608 Utente Nr.: 2 Iscritto il: 24-September 06 |
questa che sto per raccontarvi non è proprio una favola, ma una fatto reale. Giusto per riflettere insieme che nella vita si può imparare da tutti qualcosa, ma proprio da tutti!
Per Natale Bettina ha scritto una bella letterina a Babbo Natale chiedendo di avere un topo. Ora, considerando dove abitiamo, sinceramente non penso che ci fosse bisogno di scomodare Babbo Natale per trovare un topo, ma questa è un'altra storia e ne parleremo magari un'altra volta.... Insomma, come fu, come non fu, Babbo Natale che è una persona generosa (e la Bettina, a tratti, è anche una brava bambina) di topi ne portò due, giusto per vedere come potevamo riempirci di piccoli animaletti in breve tempo, considerando la prolificità delle bestiole in questione! Fortuna volle che Gabriele e Assuntino (i due angeli custodi della sottoscritta, chè dio è persona di grande intelligentia e capisce che uno solo non è sufficente per il soggetto!) fecero una magia e... abracadabra... i due topi risultarono maschi, scongiurando l'evento parto in diretta di ottomilacinquecento topolini! Ma adesso comincia la storia (questa era la prefazione, che sennò non capite). I due topolini risultarono subitissimo di carattere ed indole diversa. Quella che doveva essere la femmina (e tale è rimasta, sia ben chiaro, nonostante si abbia conferma certificata del possesso degli attributi maschili, continua ad essere "La femmina") dimostrò immediatamente un propensione alla solitudine, alla timidezza ed anche ad essere sgorbutica (diarrea fulminante a tutti quelli che stanno pensando che queste sono caratteristiche normali delle femmine!) Il maschio, battezzato in un primo momento come Belzebù e ribatezzato in seguito Topiscè, invece iniziò immediatamente ad ispezionare la gabbia con molto interesse e agitazione. Tutto sembrava filare liscio, fino al mattino dopo quando Maria, svegliandosi, trovò Topiscè sul suo guanciale che le guardava il naso incuriosito, probabilmente con l'intenzione segreta di costruirsi una bellissima casetta in una narice. Ripescato il fuggitivo sembrava tutto finito. Ma, al pomeriggio, Topiscè ispezionava allegramente un castello giocattolo della Betta, con un aspetto tronfio tipico dei topi che si sentono re. A questo punto pensammo che nella gabbia ci fosse qualche difetto e cambiammo dimora dei due topolini, utilizzando un altra gabbia con sbarre più robuste. Il giorno dopo Topiscè era sulla finestra a guardare la primavera in arrivo. Fermammo tutte le porte con del fil di ferro, alla sera Topiscè si aggirava tra la poltrona e l'armadio. Provammo con un altra gabbia che in tempi passati era servita a custodire delle deficenti cocorite che avevo fatto volare e che erano tornate portandosi dietro un compagno verde altrettanto deficente e inscenando una manifestazione con cartelli del tipo "vogliamo le gabbie!" "Non potete abbandonarci nello spazio!". Topiscè, piuttosto innervosito, cominciò ad ispezionare anche questa gabbia e, sorpresa delle sorprese, in cinque minuti aveva trovato il sistema di uscire direttamente dalla porticina. Fermammo dinuovo tutte le uscite con del fil di ferro, sotto lo sguardo attento ed innervosito di Topiscè che sembrava avesse capito cosa avessimo in mente... Il mattino dopo Topiscè non si trovava... era uscito di nuovo. Purtroppo l''ultima fuga gli aveva procurato delle profonde ferite che avevano anche, per la verità un pochino il sapore della rogna. Comunque, siccome non ci impressioniamo di sicuro di qualche sospetto di malattia decidemmo di passare alle maniere forti! Recuperammo una piccola gabbia, infilammo Topiscè nella stessa e poi tutto in una grande bacinella con le pareti da fare paura anche allo scalatore di Levissima-Purissima! Il mattino dopo Topiscè era in giro per la stanza.... questa volta piuttosto malconcio a dire il vero, perchè avevamo pensato di delimitare ancora di più lo spazio mettendo il tutto sulla scrivania, ma lui, si era buttato giù anche da quella e senza elastico!!!! A questo punto capimmo che la situazione era seria. Topiscè ci guardava dritto negli occhi con la stessa espressione che doveva avere Papillon ogni volta che veniva riacciuffato. Si aprì a questo punto un dibattito tra chi lo voleva libero e chi lo voleva in gabbia. Dopo circa 30 minuti di accesa discussione, Maria, che è sempre poco democratica organizzò un piccolo braccio della morte fatto di sbarre legate insieme, di strumenti di tortura vari tra i quali libri impossibili da spostare anche per il gigante Golia e riacciuffata la piccola creatura (che era sempre più spellata più feritanell'orgoglio) la costrinse a provare la sua nuova prigione. Non potete immaginare la reazione. Se un topo potesse parlare vi garantisco che le bestemmie, gli unsulti, le minacce avrebbero fatto arrossire anche il più incallito dei criminali atei impenitenti! Tutto il suo piccolo essere urlava, mordeva le sbarre, dava capocciate a tutto.... Non potendo sopportare questa situazione, io, Laura e Gioele, eleggendoci immediatamente a Santissima Trinità prendemmo la decisione ridare la libertà a Topiscè. Nel giardino non si poteva fare, per il semplice motivo che è piano di gatti randagi e sarebbe stato come mandare Luca (uno a caso...) tra un branco di leoni (vabbè che se si toglie le scarpe scappano pure quelli....) e quindi optammo per il terrazzo. Il terrazzo è grandissimo, grande quanto tutta la palazzina e di sicuro non progettato a misura di topo. Il pavimento bianco avrebbe attirato immediatamente le civette dell'orto che già chiocciavano (a noi almeno sembrava) felici all'idea del bocconcino che stavamo servendo, gli scoli delle grondaie avrebbero fatto fare al piccolo un salto di tre piani facendolo spiaccicare dritto dritto davanti ad un gatto del girdino... insomma, la Trinità in questione la vedeva messa male, ma proprio male... e in tanti protestavano sulla decisione. Ma siccome quando ci si assurge a Trinità c'è poco da discutere, la nostra laconica spiegazione fu: "morto per morto...." e con la solennità che ci contraddistingue partì la piccola processione alla volta della terrazza. Laura con Topiscè nella sua casetta azzurra, io con il cellulare che sarebbe servito da torcia e Gioele con un tutto il beatucase del topo (scatola di cartone, acqua, mangiare...) Arrivati in terrazza mettemmo lo scatolone in modo che potesse contenere il cibo e che consentisse a Topiscè di entrare ed uscire a suo piacimento. Appena libero il piccolino cominciò a correre per tutto il terrazzo con il pericolo di venire calpestato da noi, visto che comunque non avevamo decisamente un faretto come luce.... Alla fine, per la serie "occhio non vede, cuore non duole" non volendo assistere alla fine. tornammo a casa tra i musi silenzione di chi non aveva approvato la scelta e lasciando Topiscè al suo destino. Al mattino non c'era traccia dell'animaletto e pensai che fosse finito sotto, o mangiato da qualche civetta, insomma che comunque fosse morto. Idem il giorno seguente. Il terzo giorno decisi di controllare il mangiare, per vedere se si fosse spostato dalla scatola a qualche altro punto della terrazzae tornasse soltanto per mangiare. Mi inginocchiai a terra e sbirciai e... sorpresa delle sorprese, Topiscè mi guardava felice e contento, si avvicinò e mi annusò felice. Comunicai immediatamente la cosa a tutti quanti e acclamammo l'esserino con il dovuto rispetto. Bene, Topiscè vive felice sul terrazzo, non si allontanava quasi mai dalla scatola e quando lo fa rimane sempre nei paraggi, magari infilandosi sotto la stessa. Non voleva andare in nessun posto in particolare ma doveva sapere di POTERLO fare. Ci aveva dato una grande lezione sulla libertà: non è importante sapere quello che vuoi fare, è importante avere le condizioni per POTERLO fare e Topiscè non voleva girare il mondo ma aveva bisogno di sapere che POTEVA farlo. Inutile dirvi che vi terrò informata sulla vita e le vicende del prof Topiscè e non escludo di postare anche una sua foto, comprese le ferite che si è fatto per ribadire il suo concetto e la sua necessità di Libertà. -------------------- soledad de mi trànsito detenido en la tierra (Ernesto Che Guevara)
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Inviato il: Apr 20 2009, 09:24 PM
Bossartiglio |
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![]() Gurfina Bellissima ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Admin Messaggi: 3608 Utente Nr.: 2 Iscritto il: 24-September 06 |
TOPISCE' SE L'E' CANTATA!
A causa di un brutto temporale siamo stati costretti a riportare Topiscè a casa, per evitare che il vento lo trasportasse nel mondo di Oz al pari di Doroty. Logicamente ci siamo preoccupati di non creare traumi al poverello, ed invece della gabbia abbiamo utilizzato un grande scatolone, affinchè si sentisse "a casa". Ma siccome ci guardava con occhietti tristi e solitari, come per dire "come potete farmi questo?", presi dal rimorso e preoccupati che potesse suicidarsi impiccandosi alla coda, abbiamo chiesto alla "femmina" di essere così gentile di fargli compagnia e controllare che tutto andasse per il meglio. per la prima mezz'ora tutto è andato nel verso giusto, i due topolini si guardavano tranquilli anche se, devo dire, Topiscè aveva un'aria da presuntuosetto e da chi si regola delle cose della vita, mentre il povero "femmina" aveva l'aria del fesso che alla fine della fiera aveva fatto il topo in gabbia. Dopo tre quarti d'ora, udimmo un borbottare provenire dallo scatolone. I due topolini sembravano proprio presi in una discussione "seria". Il "femmina" inseguiva Topiscè, e lui continuava dritto per la sua strada senza dargli molta retta, sempre più tronfio della sua posizione di topo libero. Durante la notte (io dormivo nella stessa stanza, perchè sinceramente mi piace dormire con qualche animaletto, siano essi figli o mariti o topi....) sentii che i due litigavano di brutto. Non mi alzai a vedere anche perchè avevo sonno e pensavo che, tutto sommato, avrebbero trovato un accordo, visto che un topo di mondo come Topiscè e un topo timido come il "femmina" dovevano per forza trovare un punto in comune. La mattina dopo, però, il povero Topiscè appariva abbattuto e ferito. Una delle "piaghe" (forse da rogna) era rossa e scoperta e perdeva sangue. Arrabbiatissima con il "femmina" lo rimisi nella gabbia e mi apprestai a consolare Topiscè che mi guardava e diceva con gli occhi: "brutta str.... proprio con quello mi dovevi mettere? Hai visto cosa mi ha fatto? Non voglio più giocare con te!" e continuava a stare chiuso nella sua casetta. Fin qui tutto bene. Stamattina vado a chiamare la bimba per andare a scuola e.... meraviglia delle meraviglie, il "femmina" faceva bella vista sul davanzale della finestra rosicchiando una bella ranocchia di plastica che vi era poggiata. Ho provato a riprenderlo, ma lui, più veloce è scappato a nascondersi in un castello giocattolo poggiato sulla gabbia. Per nulla preoccupata e credendolo in trappola ho aperto il castello constatando che lo stesso era diventato abituale dimora di qualche topo (anche Topiscè aveva attraversato questo periodo da "regnante supremo") ma non trovando traccia del "femmina". Ho guardato in ogni stanza del castello, ho aperto tutti gli armadietti di plastica ma niente.... pensando che fosse caduto a terra nella fuga ho provato a spostare la gabbia e, incredibile ma vero, dalla casetta di plastica messa in bella vista nella gabbietta è spuntato il muso furbo del "femmina" con una faccia da schiaffia che sembrava dire: "cercavi qualcuno?" In pratica, secondo me, il "femmina" ha pestato Topiscè facendosi raccontare come uscire dalla gabbia, ma essendo più furbo (del tipo "tira la pietra e nasconde la mano") a differenza di Topiscè che faceva il topo libero e non tornava in gabbia, il "femmina" ha capito come funziona il mondo. Si esce, si scagazza un pò in giro, si mangiano le ranocchie di plastica e si torna in gabbia.... e nessuno può accusarti che sei stato tu..... Ma dico io, in una regione come la Calabria, dove si tace sempre e comunque, proprio a me il topo che se la canta doveva capitare?????? Credetemi: è tutto vero... .stento anche io a crederci!!!! -------------------- soledad de mi trànsito detenido en la tierra (Ernesto Che Guevara)
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